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Le origini

"…il maiale non partecipa affatto in Sardegna alla degradazione della maggior parte della natura animale. Qui la sua carne è sana, così come quella del cinghiale, e alcuni esemplari raggiungono i cinque o sei quintali. La rinomanza di questi maiali risale agli antichi: la compagnia dei fornitori di maiali di Roma aveva nell’Isola un’agenzia commerciale, protetta dagli imperatori allo scopo di fornire i prosciutti alla superba capitale…"

Così scriveva, nel saggio “Viaggio in Sardegna”, Antonine-Claude Pasquin, detto Valery (1789-1847), facendo risalire all’epoca Romana la produzione del prosciutto in Sardegna. L’allevamento, la macellazione e conservazione del maiale nell’Isola, hanno da sempre rappresentato aspetti di fondamentale importanza per l’economia di sussistenza della famiglia di tipo agro-pastorale.
A Villagrnade Strisaili la tradizione risale a tempi immemorabili e si tramanda di generazione in generazione rispettando un preciso rituale. Ogni famiglia, anche quelle meno abbienti, aveva almeno un maiale in casa, lo alimentava con cura e con l’arrivo dell’inverno, lo macellava e sezionava per prepararlo alla conservazione e consumo.
Per il prosciutto si usavano le cosce, che venivano modellate - per darle la particolare forma che ancora oggi le caratterizza - e lavorate secondo metodiche tradizionali, che ancora oggi si conservano intatte. Si aveva quindi cura di appendere i prosciutti generalmente in cucina, per tutto l’inverno, proteggendoli dalla luce del sole. All’arrivo della primavera, venivano conservati appesi a travi di ginepro profumato, nei magazzini freschi e asciutti, per continuare la stagionatura.
Il risultato era un prosciutto profumato e gustosissimo che impreziosiva la tavola dei villagrandesi.